La "forestiera" descrive i caffè anconetani

Pila libriIL CAFFÈ

 

«... In tutte le città di provincia che ho visitato il caffè corrisponde sempre più o meno allo stesso modello. Si tratta di una stanza abbastanza grande che si apre sulla strada – in estate con un tendone per ripararsi dal sole, delle sedie e piccoli tavoli rotondi davanti alla porta; all'interno ci sono gli stessi tavoli rotondi e le sedie, il pavimento di mattoni è notevolmente sporco e in fondo c'è una zona buia da cui emergono gelati, limonate, acqua zuccherata, caffè, cioccolato, succhi di frutta e qualche volta punch – che qui viene chiamato un ponch – accuratamente preparati e serviti.

Giovanotti baffuti, dall'aspetto cadaverico in giacca bianca a strisce blu che rispondono all'appellativo di i ragazzi di bottega, volteggiano qua e là come geni servitori e dalle quattro o cinque di mattina fino ad oltre la mezzanotte dimenticano qualunque nozione di riposo.

Il caffè vende anche dolciumi e confeziona paste e torte, e non vi si può consumare nessun tipo di dolce o torta se non quelli forniti dal gestore; confezioni non proprio felici, presumibilmente al gusto di tabacco, dato che i dolciumi sono messi in bella vista su banco della sala grande e sono sottoposti alla fitta nuvola di fumo di una dozzina circa di pestiferi sigari. Sono dolciumi poco costosi, con mezzo penny si possono comperare paste sfoglie alla marmellata così gigantesche, diplomatici così riccamente guarniti di perniciose decorazioni, e blocchetti di mandorle e chiara d'uovo così grandi da far brillare di pura delizia gli occhi di qualunque bambino.

Il giorno successivo le paste avanzate vengono vendute a metà prezzo – un farthing, pensate – e vengono acquistate dalla povera gente per la colazione dei loro bambini.

Non siamo mai riuscite a convincere un domestico di mio zio, padre di famiglia, che un pezzo di pane avrebbe costituito una colazione ben più sana per bambini di cinque o sei anni che non un po' di caffè leggero e uno di questi dolci raffermi. Scuoteva la testa e diceva che era più civile, cioè più delicato per le povere creature invece del pane, poiché il pane scuro – il pane dei soldati come lo chiamano con spregio – è considerato il colmo della miseria.

I dolci confezionati nel caffè sono anche più primitivi dei pasticcini e consistono soprattutto di mandorle con la buccia tritata grossolanamente e mescolate con farina e zucchero, cioccolata di vari tipi e agrumi canditi».

Da G.Gretton,  La  Forestiera, Ancona, il lavoro editoriale, 2003, p. 54-55

 

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